Il mito di Marilyn Monroe tra cinema e AI

Cinema Docet ha festeggiato i 100 anni dalla nascita di Marilyn Monroe con la proiezione di A qualcuno piace caldo (1959) di Billy Wilder, mercoledì 27 maggio 2026 al Cinema San Marco di Bergamo. Prima della visione del film, il pubblico ha potuto assistere alla presentazione di diciotto brevi video realizzati dagli studenti e dalle studentesse dell’insegnamento di Cultura visuale nell’ambito del progetto di didattica innovativa “XR Enactive Lab” guidato dal prof. Adriano D’Aloia nel corso di laurea magistrale in Comunicazione, informazione, editoria: una serie di esperimenti nati dall’incontro tra uno dei volti più iconici della storia del cinema e gli strumenti dell’intelligenza artificiale generativa. Il progetto è stato commissionato dalla Cosmorama gallery per la mostra inaugurale Bye Bye Baby – Marilyn Monroe: 100 anni di immagini e ha coinvolto studentesse e studenti in un percorso che ha unito sceneggiatura, direzione artistica e produzione audiovisiva con il supporto tecnico di Paolo Aralla (Noise Lab) e la collaborazione del gallerista Marco Travali. Il progetto è stato presentato dagli stessi studenti partecipanti, i quali hanno illustrato le diverse tematiche dei video e condiviso con il pubblico aspettative e problematiche legate all’uso degli strumenti di intelligenza artificiale, ma anche le opportunità e gli insegnamenti che ne sono emersi. La riflessione si è conclusa attorno a una convinzione comune, maturata direttamente sul campo: la tecnologia può cooperare con la creatività umana, ma non sostituirla.

Fotografie di Giorgia Franzoni

Il dibattito che ha seguito la proiezione ha messo in luce ciò che accomuna il film ai diciotto video presentati: una duplicità di rappresentazione tra l’icona patinata e irraggiungibile, costruita dall’immaginario collettivo, e l’aspetto più fragile e umano che si nasconde alle sue spalle. È emerso inoltre quanto fosse centrale il ruolo dei costumi all’interno del film, strettamente legato al tema del cross-dressing: i due protagonisti maschili sono costretti a vestire i panni femminili per pura sopravvivenza, ritrovandosi a fare i conti in prima persona con gli standard imposti alle donne. È stato sottolineato come il film non nasca con la pretesa di essere avanguardistico: il cross-dressing è un espediente comico e narrativo che suscita ilarità. Il travestimento dei due protagonisti trova la sua giustificazione nella commistione di generi che caratterizza l’opera, a metà strada tra il gangster movie e la commedia, e nella necessità puramente pratica di sfuggire alla morte e guadagnarsi da vivere. L’idea che non esista un genere per indossare certi abiti e che il ribaltamento dei ruoli non debba essere letto con cinismo o giudizio, risulta ancora straordinariamente attuale. Ed è proprio questa freschezza a renderlo ancora così vivo, capace di far ridere e pensare allo stesso tempo, e di essere riletto attraverso il contesto sociale e storico di ogni epoca che lo incontra.

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