L’autismo fuori dallo spettro

Mia sorella mi rompe le balle è il titolo del romanzo e dell’irresistibile sketch portato dai fratelli Damiano e Margherita Tercon al format televisivo “Italia’s Got Talent”. La vita da grandi (2025) di Greta Scarano prende spunto da quelle vicende e racconta l’evoluzione personale di fratello e sorella attraverso i personaggi di Omar (Yuri Tuci) e Irene (Matilda De Angelis). Il film, proiettato mercoledì 20 maggio 2026 in collaborazione al Festival del Cinema Nuovo, ha messo al centro il tema dell’autismo e delle disabilità per sottolineare la capacità del cinema non solo di raccontare con efficacia ma anche di contribuire a costruire sensibilità e consapevolezza collettiva.

Al tavolo degli ospiti hanno partecipato Marcella Messina, assessora alle politiche sociali del comune di Bergamo, Serenella Besio, delegata del Rettore alle politiche su disabilità e diversità, Luigi Colombo, direttore del Festival del Cinema Nuovo, e i rappresentanti delle associazioni del territorio che si occupano di disabilità: Cristina Borlotti dell’Ufficio per la pastorale delle persone con disabilità della diocesi di Bergamo, Silvia Galimberti dell’ASD San Paolo in Bianco, Maria Carla Marchesi di Spazio Autismo, Matteo Gualandris dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Bergamo e Valentina Piazzalunga di Tavolo Disabilità e Fragilità Bergamo.

Fotografie di Giorgia Franzoni e Rosaly Petti

Il dibattito ha fatto emergere come il film, attraverso il complesso rapporto tra un uomo autistico e sua sorella, sia stato in grado di affrontare il tema con leggerezza e profondità, evidenziando una serie di piccole grandi problematiche quotidiane. «Cosa resta di noi quando la vita chiede di esserci davvero? – si è chiesta la prof.ssa Besio interrogando anche il pubblico. «Quando un film funziona, come in questo caso, anche le tematiche che racconta attecchiscono nella coscienza dello spettatore, arricchendone la consapevolezza e predisponendo un nuovo tipo di atteggiamento sociale».

“Diventare grandi” è un percorso ininterrotto nella vita di ognuno di noi, reso ancora più complesso quando desideri e aspirazioni si scontrano con difficoltà come quelle del protagonista. Dalla tavola rotonda con le testimonianze degli ospiti è emerso come sia fondamentale riuscire a costruire alleanze e trovare una dimensione di vita che possa far bene tanto alle ragazze ai ragazzi assistiti quanto a educatori e caregiver.

Gli interventi del pubblico hanno ribadito l’importanza di diffondere consapevolezza sul tema, sempre più dibattuto negli ultimi anni, per continuare a costruire una cultura della disabilità in tutta la società e per fornire strumenti per una lettura articolata e rispettosa della complessità di questi fenomeni. Prenderci cura gli uni degli altri, ognuno con le proprie specificità e aspirazioni è il messaggio che prende spazio nel film: ascoltare se stessi ma soprattutto ascoltare i bisogni degli altri permette di migliorare la società in cui viviamo. Perché nella vita, per fare certe cose, «Ci vuole orecchio!».

 

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