Corpo e colore alla musica con Bruno Bozzetto

«Il nostro lavoro è fare del cinema: l’animazione non è semplicemente un’arte per bambini». Parola di Bruno Bozzetto, maestro del cinema di animazione e ospite d’onore dell’episodio di mercoledì 13 maggio 2026 dedicato ai cinquant’anni del suo capolavoro Allegro non troppo (1976), risposta italiana a Fantasia di Walt Disney. Recentemente premiato con il David Speciale alla 71esima edizione dei David di Donatello, Bozzetto è intervenuto alla proiezione per presentare il film e per dialogare con il pubblico. Con lui hanno partecipato all’evento il maestro Roberto Frattini, compositore e storico collaboratore del regista, e il professor Virgilio Bernardoni, docente di Musicologia e storia della musica nel Dipartimento di Lettere, Filosofia e Comunicazione.

Fotografie di Giorgia Franzoni e Rosaly Petty

Illustrare la musica, dare corpo e colore alle note: questo il movente della realizzazione di un’opera affascinante e complessa che riesce ancora a mettere a nudo – attraverso l’umorismo e l’ironia amara, in perfetto stile bozzettiano – i lati più oscuri e contraddittori dell’essere umano e del suo essere nel mondo, il suo problematico rapporto con la natura e con il mondo animale. Sono storie, quelle che compongono i capitoli di Allegro non troppo, nate proprio dalla sollecitazione di alcuni celebri brani musicali di Debussy, Dvořák:, Ravel, Sibelius, Vivaldi, Stravinskij. Note, motivi, dinamiche ritmiche e melodiche hanno orientato la mano e l’ingegno visivo dell’artista e dei suoi collaboratori. «La forza del film – ha detto Frattini – è proprio nella suastraordinaria capacità di dare concretezza all’immaginazione suscitata dalla musica».

Lo spirito creativo di questo e molti altri lavori di Bozzetto, nasce proprio da un ascolto attento e dalla  trasformazione “narrativa” della musica. «Attraverso la musica d’arte Bozzetto compie un esercizio di “semiosi diffusa” – ha spiegato Bernardoni –: un senso a cui il regista dà corpo e colore in modo evocativo, nello stesso modo in cui, percependo la musica, fantastichiamo con le immagini mentali».

Il sogno e l’incubo, il desiderio, l’amore, la solitudine, la ricerca di un posto nel mondo, sono tutti temi che in un crescendo performativo accompagnano le immagini verso il climax visuo-sonoro finale. Il processo creativo – ha spiegato Bozzetto riprendendo alcuni degli argomenti della video-intervista disegnata che aveva concesso a Cinema Docet lo scorso anno – rifugge ogni intellettualismo e «spesso è semplicemente istinto e non ragionamento: nella creazione siamo davvero liberi».

 

Autore

  • Studentessa del corso di laurea magistrale in Valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale

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