Dignità sul lavoro: l’ILVA, una storia italiana
Con Palazzina Laf (2023), il film diretto e interpretato da Michele Riondino tratto dal romanzo Fumo sulla città di Alessandro Leogrande, si è aperto mercoledì 22 aprile il secondo ciclo della sesta stagione di Cinema Docet. Una storia di ricatti e persecuzione presentata attraverso la vicenda del protagonista, Caterino, operaio non specializzato incaricato di fare la spia e di segnalare i colleghi di lavoro impegnati in attività sindacali.
Alla presentazione e al dibattito attorno al film sono intervenuti Lucio Imberti, professore ordinario di Diritto del lavoro e direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Francesco Saverio Romolo, professore ordinario di medicina legale, Gaetano Stea, ricercatore di diritto penale e Giuseppe Ludovico, professore associato di Diritto del lavoro all’Università degli Studi di Milano.
Attraverso i contributi degli ospiti si è ripercorsa la storia travagliata dell’Ilva, lo stabilimento per la produzione di acciaio più grande d’Europa, il suo declino a partire dalla privatizzazione della metà degli anni Novanta e le problematiche legate all’impatto ambientale, alla salute della popolazione tarantina e alle condizioni di lavoro che hanno ispirato le vicende del film. «È importante insistere nel considerare la questione dell’Ilva di Taranto come questione nazionale e non solamente locale – ha spiegato il prof. Ludovico, tarantino di nascita, figlio di un ex dipendente dell’azienda e compagno di classe dello scrittore Alessandro Leogrande – nella consapevolezza che questo polo industriale ha contribuito allo sviluppo economico del Paese ma che solo quella porzione di territorio sta pagandone le conseguenze». Diritto alla salute e all’ambiente o diritto al lavoro? Nella tensione di questo ricatto, che così profondamente riguarda questa vicenda, si sono alternati gli interventi del pubblico e la discussione.
Mercoledì 29 aprile, alle ore 15, Cinema Docet torna con la proiezione speciale del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo (Simone Manetti, 2026), in adesione a un più ampio progetto che coinvolge 76 atenei italiani nella proiezione del film dedicato al ricercatore torturato e ucciso in Egitto. L’ingresso è libero e aperto a tutta la comunità accademica e alla cittadinanza.
















