Palazzina Laf
DATI DI PRODUZIONE
Titolo: Palazzina Laf. Paese: Italia, Francia. Anno: 2003. Durata: 99′. Regia: Michele Riondino. Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Michele Riondino. Produzione: Carlo Degli Espositi e Nicola Serra, Valerio Palusci. Casa di produzione: Bravo, Palomar, Paprika Films, Rai Cinema . Fotografia: Claudio Colafrancesco. Montaggio: Julien Panzarasa. Scenografia: Sabrina Balestra. Costumi: Roberto Vecchi e Francesca Vecchi. Cast: Michele Riondino (Caterino Lamanna), Elio Germano (Giancarlo Basile), Vanessa Scalera (Tiziana Lagioia), Anna Ferruzzo (Pubblico Ministero), Domenico Fortunato (Angelo Caramia), Gianni D’Addario (Franco Orlando), Michele Sinisi (Aldo Romanazzi), Fulvio Pepe (Renato Morra), Marina Limosani (Rosalba Liaci), Eva Cela (Anna), Pierfrancesco Nacca (Fabio), Paolo Pierobon (dottor Moretti), Giuseppe Loconsole (carabiniere).
SINOSSI
Ilva di Taranto, 1997. Caterino Lamanna è un operaio siderurgico che lavora nella imponente fabbrica e vive una vita dura e ricca di sacrifici: si sveglia, prende i mezzi pubblici per andare a lavorare e torna a casa stanco e provato dal lavoro dalla sua fidanzata Anna. La situazione cambia quando il suo capo, il dottor Basile, lo convince, manipolandolo attraverso la promessa di una macchina aziendale e di un posto di lavoro migliore (caposquadra), a spiare i sui colleghi di lavoro. In particolare il suo compito è quello di riferire chi svolge attività sindacale alimentando i malumori nei reparti di fabbrica. Caterino decide di accettare questa situazione, e inoltre chiede di essere spostato nella “Palazzina Laf” (laminatoio a freddo) in quanto convinto che sia un privilegio per quei lavoratori “pagati per non fare nulla”.
TRAILER
COMMENTO
L’Ilva ha rappresentato per Taranto un capitolo molto controverso e buio per la storia del lavoro e dei diritti dei lavoratori in Italia. Il film, tratto dal libro Fumo sulla città di Alessandro Leogrande, documenta e mette in risalto quello che può essere considerato il primo caso di mobbing giudiziariamente riconosciuto nel nostro Paese. Il film contrappone la figura di Caterino, operaio indifferente e opportunista, a quella di Basile, dirigente interessato esclusivamente al guadagno e allo sfruttamento dei lavoratori. Tra loro, le figure degli altri membri della “palazzina Laf”, esiliati dalle loro posizioni di lavoro per via delle loro attività sindacali. La loro situazione è decisamente pesante e stressante, lavoratori specializzati e professionisti di alto livello, costretti a passare le giornate senza fare nulla, “disinnescati” nel “raparto-lager” dell’Ilva. La palazzina si rivela essere, infatti, una forma di eterotopia, un luogo dove vengono confinati tutti quei lavoratori considerati “scomodi” e complicati da gestire, vittime di un vero e proprio “mobbing collettivo”, in cui il protagonista si ritrova e attraverso cui realizza la durezza della realtà. Palazzina Laf diventa così un vero e proprio film di denuncia capace anche di far emergere – attraverso la figura emblematica di Caterino – le contraddizioni che riguardano anche gli oppressi, riuscendo a non delineare un’agiografia dell’operaio ma mettendone in luce la complessa umanità.
PREMI
- David di Donatello 2024: Miglior attore protagonista a Michele Riondino
- David di Donatello 2024: Miglior attore non protagonista a Elio Germano
- Nastri d’Argento 2024: Miglior regista esordiente
- Nastri d’Argento 2024: Migliore sceneggiatura
- Nastri d’Argento 2024: Migliore attore protagonista
- Nastri d’Argento 2024: Migliore attore non protagonista
- Premio Flaiano 2024: Migliore sceneggiatura
- Premio Flaiano 2024: Migliore interpretazione maschile a Michele Riondino
- Ciak d’oro 2023: Migliore regista esordiente
- Ciak d’oro 2023: Migliore attore protagonista
CRITICA
Trovando un efficace equilibrio tra l’approccio realistico alla dimensione popolare e la distorsione grottesca delle figure in campo, eterne vittime del loro destino sociale, Michele Riondino esordisce nella regia con un film che ritrova la lezione del cinema italiano d’impegno civile, tra Germi e Petri, e consegna una vibrante e coinvolgente denuncia di fatti reali avvenuti sullo sfondo del dramma sociale e ambientale della città di Taranto.
— Anna Di Martino, CineCriticaWeb
In Palazzina LAF, esordio alla regia di Michele Riondino, ci sono una rabbia, una foga, un senso d’ingiustizia e insieme di rivalsa che fanno del film un oggetto piuttosto singolare.
— Roberto Manassero, Cineforum
Riondino mette in scena un dramma sulla condizione dei lavoratori, venato di ironia e che trascolora nel grottesco.
— Alessio Cossu, Ondacinema


