Giulio Regeni – Tutto il male del mondo
DATI DI PRODUZIONE
Titolo: Giulio Regeni – Tutto il male del mondo. Paese: Italia. Anno: 2026. Durata: 105’. Regia: Simone Manetti. Sceneggiatura: Emanuela Cava, Matteo Billi. Produzione: Agnese Ricchi, Mario Mazzarotto, Domenico Prolucci. Casa di produzione: Ganesh Produzioni, Fandango. Fotografia: Gianluca Ceresoli. Montaggio: Enzo Pompeo. Musiche: Piernicola Di Muro.
SINOSSI
Ricostruzioni, dettagli agghiaccianti, ma soprattutto tante domande: “tutto il male del mondo si è riversato su lui” sono le parole taglienti di una madre ancora alla ricerca di spiegazioni. Al decimo anniversario dal ritrovamento di Giulio Regeni, dottorando dell’Università di Cambridge erroneamente schedato in Egitto come spia straniera, un documentario-evento che analizza il caso di rapimento, tortura e assassinio dello studente italiano.
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COMMENTO
Già attivo da anni nelle ricerche sul Medio Oriente, Giulio Regeni era in Egitto per approfondire la situazione sindacale dopo la rivoluzione del 2011, parte delle cosiddette “primavere arabe”. L’Egitto è una repubblica che vive però di fatto sotto un regime autocratico sostenuto dai militari: quando il potere si regge sul silenzio di una sudditanza timorata, anche la semplice ricerca può rappresentare una minaccia. È attorno al senso di giustizia, che ruota il documentario prodotto da Fandango, con la regia di Simone Manetti: è il filo conduttore nella storia di Giulio, che per giustizia ha agito, per cui la giustizia viene ancora inseguita, e della quale è rimasto vittima. Una giustizia che non può scaturire dalla paura e dall’omertà che in un Paese non libero rallentano le indagini e l’emersione di una verità che la famiglia ricerca da ormai una decade. I quattro agenti indagati per i nove giorni di torture inflitte a Regeni, i cui nomi sono noti, sono infatti irreperibili e protetti dal governo egiziano, che non ne rivela gli indirizzi, motivo per cui a poco più di un anno dall’inizio del processo, nel 2024, questo è già stato sospeso, posticipando la sentenza definitiva. La situazione politica si riflette sui materiali che compongono il film. Foto dai giornali, riprese in bassa definizione, registrate di nascosto da dispositivi come telefoni cellulari catturando per alcuni attimi lo stesso Giulio, che costituiscono la forma, la confezione di un contenuto bipartito, tra la sommessa rassegnazione delle testimonianze dei genitori, rappresentati dall’avvocata Ballerini, e la solennità del percorso processuale, influenzato dalle relazioni diplomatiche tra gli Stati.
CRITICA
Simone Manetti e la sua squadra di autori compiono un’operazione avanzatissima di immersione nel vuoto della post-verità. Da questo punto di vista, il documentario prodotto da Ganesh Produzioni prosegue il lavoro di intervento sull’archivio […] ogni volta alla ricerca di un repertorio capace di raccontare la coda delle immagini, quello che l’archivio rivela una volta lasciato scorrere, sedimentare, riecheggiare.
Sergio Sozzo, Sentieri selvaggi
Il docufilm è rigoroso, ha ritmo e si fonda su fatti ed eventi documentati. Indigna, ma soprattutto mantiene alta l’attenzione dello spettatore fin dai primi minuti. È un’opera necessaria, che però non consola: al contrario, fa arrabbiare, e molto.
Distopic
Tutto il male del mondo è più di una semplice ricostruzione, serrata e logica, di un caso di violazione dei diritti umani, peggiorata da una serie vergognosa di omertà, falsità, omissioni, depistaggi.
Raffaella Giancristofaro, Mymovies


