Il coraggio della verità. Una causa per cui lottare

In occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, mercoledì 25 marzo 2026 Cinema Docet ha presentato Prima che la notte di Daniele Vicari, film che ricostruisce la vicenda dello scrittore e giornalista Giuseppe Fava, detto Pippo, assassinato dalla mafia catanese il 5 gennaio del 1984.

Sono intervenuti al tavolo degli ospiti Daniela D’Adamo, professoressa associata di Diritto processuale civile nel Dipartimento di Giurisprudenza, organizzatrice e moderatrice dell’evento, Lorenzo Catania, giornalista e collaboratore de L’Eco di Bergamo, e Michele Gambino, scrittore e co-sceneggiatore del film, autore del romanzo omonimo nonché membro della redazione dei “carusi” di Pippo Fava. Alla presentazione e al dibattito ha partecipato anche il Rettore Sergio Cavalieri. «Il film racconta la storia di un passato che è un monito per il presente», ha detto il Rettore, sottolineando come la vicenda di Fava abbia intercettato in modo decisivo la sua adolescenza catanese. Da una parte, la mafia non sia da considerare un problema solo del Sud Italia, ma qualcosa che interessa in modo sotterraneo e profondo anche il Nord, in territori spesso privi degli anticorpi e della sensibilità necessaria a riconoscere la mentalità mafiosa, le dinamiche in cui si articola la criminalità organizzata. Dall’altra, come il giornalismo e la libertà di stampa siano oggi sempre più sotto attacco del potere. Come ha spiegato Catania, «sono sempre di più i giornalisti sotto scorta, anche al Nord, o che subiscono minacce e querele temerarie. Ma il giornalismo è un “quarto potere” dello Stato: l’informazione contribuisce a reggere la democrazia».

Fotografie di Giorgia Franzoni e Alessia Parisi

«Quello con Fava per noi è stato un incontro con un maestro trascinante, che ci ha portato dentro una grande avventura e ci ha insegnato una grande cosa – ha ricordato Gambino –, ovvero che non importa come andrà a finire: non si fanno le battaglie per vincere, ma perché sono giuste, perché è giusto farle». Da questa consapevolezza l’invito per tutti i presenti in sala, soprattutto agli studenti e alle studentesse, a scegliere sempre una causa per cui lottare.

Come emerso dal dibattito con il pubblico, i temi posti dalle vicende narrate nel film si dimostrano dunque ancora di grande attualità. La mafia non è più solo quella che uccide ma è sempre più un parassita si annida nelle comunità locali, nei centri di potere politico e finanziario, e si confonde con essi. Il richiamo è ai “carusi”, ovvero ai giovani, veri protagonisti e destinatari del film, e all’importanza di figure esemplari, di “punti cospicui” come quelli che sulla costa aiutano i naviganti a orientarsi. «Vigilare è ancora assolutamente necessario – ha concluso il Rettore –, ed è fondamentale che anche l’Università contribuisca a diffondere la cultura dell’antimafia».

Cinema Docet torna il 22 aprile 2026 con un nuovo ciclo di proiezioni-dibattito. In programma un altro film del cinema italiano contemporaneo, Palazzina Laf (Michele Riondino, 2023).

Autore

  • Studentessa del corso di laurea magistrale in Valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale

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