Relazioni (tragicomiche) di lavoro

Fra precarietà, burocrazia e “smart” working, siamo un po’ tutti il ragionier Fantozzi anche al tempo dell’intelligenza artificiale? Di condizioni e relazioni (tragicomiche) di lavoro si è discusso mercoledì 18 marzo 2026 a Cinema Docet a partire dalla proiezione de Il secondo tragico Fantozzi  di Luciano Salce, a cinquant’anni esatti dalla sua prima uscita nelle sale. Secondo capitolo della disavventurosa saga del celebre personaggio – letterario, oltre che cinematografico – ideato e interpretato da Paolo Villaggio, il film offre una caricatura ridicola ma amara dell’impiegato medio, oppresso dal lavoro e in fuga dalla quotidianità familiare, alla ricerca di un’improbabile emancipazione professionale, sentimentale e sociale.

L’introduzione al film a cura di Alessandro Pinnacoli, studente del corso di laurea in Scienze della comunicazione e membro della redazione studentesca, ha insistito sulla sintomaticità dell’aggettivo “fantozziano” nel linguaggio comune, a riprova della sua capacità di penetrare l’immaginario ma anche di aderire ad alcuni aspetti della realtà. Alla presentazione e al dibattito hanno preso parte Luca Carollo, professore associato di Organizzazione aziendale, e Matteo Molinari, professore associato di Economia aziendale nel Dipartimento di Scienze Aziendali.

Pur in un’Italia certamente diversa da quella degli anni Settanta – ha sottolineato Carollo –, i contesti professionali e sociali sono ancora dominati da dinamiche di potere, nel film incarnata al massimo grado dalla figura dispotica e assolutistica del “Megadirettore Galattico”. L’esasperazione di Fantozzi imbrigliato nella rete disfunzionale della “megaditta”, per Molinari, riflette lo stereotipo del ragioniere e dinamiche professionali che a ben vedere sono oggi solo in parte superate. Tant’è che alcune delle situazioni rappresentate del film continuano a essere tematizzate nei percorsi di formazione aziendale e studiate nell’ambito dell’accounting e della ragioneria.

Durante il dibattito è emersa la capacità del film (e del cinema più in generale) di riflettere le trasformazioni della società italiana, segnando il passaggio dalle figure macistiche del peplum negli anni ’50 e ’60, a un eroe ben più debole e vulnerabile. Il subissato Fantozzi però proprio per questo incontra maggiormente la simpatia degli spettatori, soprattutto quando reagisce con spregiudicato orgoglio e si mette a capo della rivolta contro i soprusi di dirigenti invasati di cinema d’arte: La Corazzata Kotiomkin di Einstein – storpiatura del Potëmkin di Ejzenštejn – è una cagata pazzesca: e scatta un applauso liberatorio, non solo nel film da parte dei malcapitati impiegati costretti a partecipare al cineforum aziendale proprio durante una partita della nazionale di calcio, ma anche tra gli spettatori presenti al Cinema San Marco, liberamente accorsi…  Fra questi, Stefano Lucarelli, docente di Politica economica nel Dipartimento di Giurisprudenza, e Adriano D’Aloia, docente di Teoria e tecnica del linguaggio cinematografico, hanno partecipato al dibattito per sottolineare come la sequenza del cineforum trasformi un’occasione di approfondimento culturale in una pratica repressiva e di ulteriore esercizio del potere. Paradossalmente, Fantozzi finirà per capeggiare uno “sciopero dello spettatore”, ponendosi idealmente in continuità con i contenuti del film di Einstein/Ejzenštejn ma mostrando come l’imposizione della “cultura alta” (in opposizione alla popolarità della televisione) possa funzionare come copertura ideologica della subordinazione. Allo stesso tempo, è proprio il cinema a incaricarsi di catalizzare e neutralizzare la frustrazione di Fantozzi e dei suoi colleghi, condannati dall’implacabile professor Guidobaldo Maria Riccardelli all’infinito re-enactment della pellicola…

Il primo ciclo della sesta stagione di Cinema Docet si concluderà mercoledì 25 marzo con la proiezione del film Prima che la notte (Daniele Vicari, 2018) per riflettere sul tema “Il coraggio di informare” in occasione della Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Per l’occasione sarà presente in sala Michele Gambino, giornalista e scrittore, autore del libro da cui è tratto il film, e co-autore della sceneggiatura.

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