La fragilità della maternità

Proseguono gli appuntamenti di Cinema Docet dedicati alla Giornata internazionale della donna. Mercoledì 11 marzo 2026 il tema è stato trattato dal punto di vista dell’identità femminile e dell’ambivalenza della figura materna a partire dalla visione del film Saint Omer di Alice Diop (2022). L’intenso racconto di un infanticidio è il mezzo per ricostruire la dimensione emotiva della donna, tra eredità culturale e transgenerazionale, integrazione ed emarginazione sociale.

Durante la presentazione, Barbara Sena, docente di Sociologia generale nel Dipartimento di Lettere, Filosofia, Comunicazione, ha fornito due chiavi di lettura sociologiche per la visione del film: la teoria dell’etichettamento, secondo cui l’atto dell’infanticidio mette in luce una personalità deviante che non emergerebbe altrimenti, quando si conoscono i trascorsi di vita dell’individuo; e la distinzione tra giudizio di valore e visione oggettiva sulla base del proprio retroterra valoriale ed esperienziale. «Laddove la vita ci rende più giudicanti, il film diventa tentativo di comprensione», ha detto  Sena, secondo cui «tematiche come la solitudine femminile, gli effetti del patriarcato e della discriminazione razziale impattano sul nostro modo di capire il gesto finale».

A quest’ultima affermazione si è allacciato Roberto Pucella, docente di Diritto privato nel Dipartimento di Giurisprudenza: se la difesa della protagonista si fa complessa sul piano giuridico per il dolo, l’aspetto importante di questo film non è quello processuale, quanto l’incapacità, da spettatori, di comprendere il gesto, ma al tempo stesso, di condannarlo. «Gli atteggiamenti maschilisti e velatamente razzisti subiti dalla protagonista durante il processo vanno oltre la correttezza giuridica», ha spiegato Pucella, esprimendosi anche rispetto alla maternità – percorso comune alle protagoniste del film – che le rende vittime in quanto figlie e artefici in quanto madri del proprio destino.

Al dibattito ha contribuito anche Adriano D’Aloia, docente di Cultura visuale nel Dipartimento di Lettere, Filosofia, Comunicazione, per sottolineare come il ritmo riflessivo del film, l’insistenza su prolungati primi piani e il gioco di sguardi articolato dalle inquadrature suggerisca una prossimità psicologica dello  spettatore nonostante l’impenetrabilità degli atti e dei pensieri dei personaggi.

Cinema Docet prosegue mercoledì 18 marzo 2026 con una riflessione sulle speranze e i fallimenti del lavoro impiegatizio a partire dal Il secondo tragico Fantozzi di Luciano Salce (1976) a cinquant’anni esatti dalla sua uscita.

Autore

  • Studentessa del corso di laurea magistrale in Comunicazione, informazione, editoria

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