Nuove configurazioni della famiglia
Per la seconda proiezione della sesta stagione di Cinema Docet il focus si è spostato sul tema della famiglia, in particolar modo su un modello “non tradizionale” caratterizzato da legami non biologici e tematizzato nella sua attualità dal film Un affare di famiglia (2018), del regista giapponese Hirokazu Kore’eda, autore particolarmente affezionato all’analisi della complessità dei rapporti familiari.
Dalla presentazione, a cura di Giuseppe Moriggi della redazione studentesca, è emersa l’importanza del titolo originale della pellicola: Manbiki kazoku, espressione che richiama il concetto di “taccheggio” e di “famiglia”: un binomio che fornisce una chiara e immediata chiave di lettura per la visione, ed evoca un sistema di legami costruito attraverso piccoli espedienti di sopravvivenza e di solidarietà che si collocano oltre il confine della legalità. Qualcosa che in qualche modo rimanda anche alla tradizione del cinema italiano, al Neorealismo di Vittorio De Sica e, più in generale, alla cosiddetta “arte di arrangiarsi” messa in scena in molto cinema del secondo Dopoguerra.
Il dibattito in sala post proiezione ha evidenziato la capacità del film di spingere le considerazioni del pubblico sulla profondità e l’autenticità delle relazioni non biologiche, in cui il concetto di parentela si svincola dal modello etero-normato per dimostrarsi legato alla mutua solidarietà, alla scoperta dei corpi altrui nella condivisione dello spazio domestico, all’importanza della reciproca scelta di convivenza e di una genitorialità che è un processo sempre in atto più che un ruolo predefinito.
Una prospettiva laterale e anticonvenzionale sulle relazioni e sulla libertà di scelta che sono centrali anche nel prossimo film in programma, La persona peggiore del mondo (Joachim Trier, 2021), previsto per mercoledì 4 marzo alle ore 15 al Cinema San Marco.











