Montagna e territorio tra sfide, limiti e responsabilità
La montagna e il territorio tra sfide, limiti e responsabilità. Su questo tema mercoledì 18 febbraio 2026 al Cinema San Marco è stato inaugurata la sesta stagione di Cinema Docet. L’incontro è stato introdotto da Matteo Citrini, docente di Storia del cinema, e da Renato Ferlinghetti, docente di Geografia urbana e regionale, coordinatori della giuria formata da un gruppo di studenti del corso di laurea in Lettere che nelle scorse settimane ha conferito il “Premio Università degli studi di Bergamo” nell’ambito dell’ultima edizione di Orobie Film Festival.
L’assessora alla transizione ecologica del Comune di Bergamo Oriana Ruzzini è intervenuta per sottolineare l’importanza della collaborazione con l’Università nella promozione di iniziative volte a sensibilizzare il pubblico sulle tematiche ambientali. In sala anche Roberto Gualdi, presidente dell’Associazione Montagna Italia e direttore artistico di Orobie Film Festival, intervenuto per introdurre il corto documentario vincitore Solidi di Chiara Guglielmina. A seguire la proiezione di Everest (2015) del regista islandese Baltasar Kormákur.
I due film hanno permesso di riflettere sul rapporto uomo-montagna da prospettive diverse, in un confronto da cui è emersa l’ambivalenza di questo rapporto: «In Everest la montagna è desacralizzata dalla performance, è uno spazio da conquistare fatto di numeri da superare – ha commentato Ferlinghetti –, una sfida alla verticalità delle pareti rocciose, che trasformano un rapporto di alleanza naturale, in una prova di sopravvivenza estrema. In Solidi emerge invece la dimensione della cura, del rispetto, di un intervento antropico che tutela l’identità degli ambienti e ne permette un equilibrio ecologico, economico, paesaggistico».
Numerosi gli approfondimenti emersi durante il dibattito con il pubblico, coordinato dalla redazione studentesca. «È interessante notare come il regista abbia coniugato la spettacolarizzazione tipicamente hollywoodiana a una profonda ricerca documentaria sulle circostanze della tragedia – ha sottolineato Citrini –, per quanto lo spettatore fatichi a immedesimarsi con personaggi che sembrano mossi da uno spirito fortemente individualistico». Resta la consapevolezza che pochi contesti, come quello dell’alta montagna, si prestino a fare da sfondo interpretativo per una riflessione sulle velleità dell’uomo di oltrepassare i propri limiti sfidando le forze della natura, in un confronto la cui conseguenza ultima può facilmente essere fatale.
















































