Saint Omer
DATI DI PRODUZIONE
Titolo: Saint Omer. Paese: Francia. Anno: 2022. Durata: 122’. Regia: Alice Diop. Sceneggiatura: Alice Diop, Amrita David e Marie NDiaye. Produzione: Toufik Ayadi, Christophe Barral. Casa di produzione: Srab Films, Minerva Pictures. Fotografia: Claire Mathon. Montaggio: Amrita David. Scenografia: Anna Le Mouël. Costumi: Annie Melza Triburce. Cast: Kayijge Kagame (Rama), Guslagie Malanda (Laurence Coly), Valérie Dréville (presidente del tribunale), Aurelia Pétit (Vaudenay), Xavier Maly (Luc Dumontet), Robert Cantarella (procuratore generale), Salimata Kamale (Odile Diatta), Thomas de Pourquery (Adrien), Adama Diallo Tamba (Seynabou), Mariam Diop (Khady), Dado Diop (Tening), Charlotte Clamens (Cecile Jobard), Louise Lemoine Torrès (Darcourt)
SINOSSI
Nel tribunale di Saint Omer, Rama (Kayije Kagame), una giovane scrittrice e docente universitaria parigina di origini senegalesi, con lo scopo di scrivere una rilettura contemporanea della figura di Medea, assiste al processo di Laurence Coly (Guslagie Malanda), immigrata senegalese accusata di aver ucciso la figlia di quindici mesi, Élise, abbandonandola sulla spiaggia. Tra le ricostruzioni della vicenda e ciò che l’ha portata a questo gesto estremo, emerge il ritratto complesso di una donna colta ma indecifrabile e di una madre isolata, invisibile agli occhi della società, che innesca in Rama un’inquietudine che la porta a specchiarsi nel riflesso di Laurence, con cui condivide certi aspetti della propria vita.
TRAILER
COMMENTO
Saint Omer segna l’esordio nella fiction della regista Alice Diop, dopo una carriera dedicata esclusivamente al documentario. Il film trae ispirazione da un fatto di cronaca realmente accaduto: il processo del 2016 a Fabienne Kabou, accusata dell’infanticidio di sua figlia nel 2013 presso la spiaggia di Berck-sur-Mer, episodio molto simile a quello che nel film colpisce Laurence Coly. La stessa Diop, proveniente dal Senegal e cresciuta in Francia, seguì il caso fin dai primi servizi giornalistici, riconoscendo subito in Kabou i tratti della propria eredità culturale, e decidendo così di assistere al processo di persona; così come Rama, Alice era incinta del suo primo figlio e quell’esperienza divenne per lei quasi ossessiva. Il film intreccia temi universali e di forte rilevanza sociale: da una parte Laurence rappresenta una maternità spezzata e traumatica legata alla sua emarginazione e alle aspettative che la portano a un conflitto interiore tra desideri personali e norme sociali; dall’altra, Rama, incarna una figura più integrata nella cultura francese, che si ritrova però a guardare dentro di sé e a fare i conti con le proprie paure legate alla maternità e al passato. Lo spettatore, attraverso gli occhi della scrittrice, si ritrova a riflettere sull’ambivalenza della figura materna, dando spazio invece alle fragilità, ai dubbi e alle pressioni sociali che colpiscono le donne.
PREMI
- Leone d’argento 2022: Gran premio della giuria
- Leone del futuro 2022: Premio Venezia opera prima “Luigi De Laurentiis”
- Premio César 2023: Migliore opera prima
CRITICA
Alice Diop, affermata documentarista al suo primo feature film, ricostruisce il processo con rigore forense attraverso una messa in quadro statica e lunghi, immobili piani sequenza che immergono lo spettatore nel presente apolide e anodino del tempo quotidiano.
– Rudi Capra, Ondacinema
Ciò che lascia il segno nel cinema di Alice Diop […] è la sua capacità di offrire ai suoi film strutture che mostrano la loro complessità per vie traverse, senza mai imporsi con l’evidenza del segno netto, ma colpendo al cuore per vie indirette, tutte legate alla verità profonda del filmare.
– Massimo Causo, Sentieri Selvaggi
A una prima occhiata Saint Omer può apparire quindi come un tipico legal drama […]; la regista sceglie però di svuotare completamente il film da ogni forma di suspense, puntando a far emergere un groviglio inestricabile di motivazioni, storie e testimonianze, in cui si trovano le due protagoniste.
– Alessandro Farris, Lo Specchio Scuro


