Everest
DATI DI PRODUZIONE
Titolo: Everest. Paese: Stati Uniti d’America, Regno Unito, Islanda. Anno: 2015. Durata: 121’. Regia: Baltasar Kormákur. Soggetto: Jon Krakauer, Beck Weathers, Anatolij Bukreev, Gary Weston Dewalt. Sceneggiatura: William Nicholson, Simon Beaufoy. Produzione: Tim Bevan, Eric Fellner, Baltasar Kormákur, Nicky Kentish Barnes, Tyler Thompson, Brian Oliver. Casa di produzione: Universal Pictures, Walden Media, Cross Creek Pictures, Working Title Films, RVK Studios, Free State Pictures. Fotografia: Salvatore Totino. Montaggio: Mick Audsley. Musiche: Dario Marianelli. Scenografia: Gary Freeman, Tom Still, Raffaella Giovannetti. Costumi: Guy Speranza. Cast: Jason Clarke (Rob Hall), Josh Brolin (Beck Weathers), Jake Gyllenhaal (Scott Fischer), John Hawkes (Doug Hansen), Sam Worthington (Guy Cotter), Robin Wright (Peach Weathers), Michael Kelly (Jon Krakauer), Keira Knightley (Jan Hall), Emily Watson (Helen Wilton), Martin Henderson (Andy Harris), Thomas M. Wright (Mike Groom), Elizabeth Debicki (dott.ssa Caroline Mackenzie), Naoko Mori (Yasuko Namba), Clive Standen (Ed Viesturs), Vanessa Kirby (Sandy Hill Pittmann), Tom Goodman-Hill (Neal Beidleman), Ingvar Eggert Sigurðsson (Anatoli Boukreev), Micah Hauptman (David Breashears), Mark Derwin (Lou Kasischke), Mia Goth (Meg Weathers).
SINOSSI
Tra l’aprile e il maggio del 1996 due gruppi di alpinisti rivali, uno guidato da Rob Hall (Jason Clarke) e l’altro da Scott Fischer (Jake Gyllenhaal), si accingono a scalare il monte Everest. Rob Hall è proprietario e fondatore della Adventure Consultans, società neozelandese che organizza viaggi commerciali per portare gruppi di scalatori, professionisti e non, in varie località; Scott Fischer è invece a capo della Mountain Madness, che organizza spedizioni turistiche. Una volta giunti al campo il sovraffollamento potrebbe pregiudicare la scalata, così le due guide decidono di collaborare e fissano una data comune per la partenza. Favorita dal meteo, la spedizione procede senza particolari intoppi, ma alcuni problemi organizzativi prolungano la salita in vetta degli scalatori, i quali, al limite delle loro forze, si ritrovano ad affrontare un’improvvisa e glaciale bufera di neve.
TRAILER
COMMENTO
Ispirato a fatti realmente accaduti, Everest non è soltanto la ricostruzione della tragedia avvenuta il 10 maggio 1996 che portò alla morte di otto persone, ma vuole essere anche una riflessione sulla sfida tra uomo e natura, sulla conquista di luoghi inesplorati e di come questi vengano commercializzati in attrazioni turistiche. Il regista islandese Baltasar Kormakur, la cui pellicola ha aperto la 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 2015, per la ricostruzione narrativa della vicenda è partito dal libro Left for Dead, scritto da Beck Wethers, uno dei sopravvissuti alla tragedia, e si è servito delle registrazioni audio che testimoniano gli eventi svoltisi e delle vive voci di alcuni sopravvissuti. “Death Zone”, così viene chiamata la zona sopra gli ottomila metri. A quell’altitudine il corpo comincia lentamente a morire. E allora ci si chiede, attraverso le domande che gli stessi protagonisti si pongono, quali siano i moventi, le motivazioni di spingersi oltre, anche oltre le possibilità fisiche. È qui che la coscienza si scorpora, non bada più al corpo, ricerca l’impossibile, l’irraggiungibile, l’infinitamente lontano. Il film riesce a tematizzare la prevaricazione dell’anima sul corpo, della motivazione spirituale sulle reali capacità fisiche, dei propri desideri sulla vita stessa. Risuonano le parole di Sant’Agostino nel libro X delle Confessioni: «E vanno gli uomini a contemplare le cime dei monti, i vasti flutti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri e trascurano sé stessi». Everest prova a raccontare la tensione tra aspirazione e senso del limite, possibilità fisiche e pulsioni spirituali, in accordo alle prerogative che muovono il genere umano da sempre: ricerca, avventura, scoperta e superamento di sé stessi.
CRITICA
Il merito di Kormákur è quello di affrontare la questione senza enfasi alcuna e di lavorare con immagini che sono già da sole di uno splendore unico, esaltandole con un uso del 3D attento e intelligente.
—Lorenzo Rossi, Cineforum
Senza dimenticare l’islandese Baltasar Kormákur che sa cos’è il freddo […]. Della montagna fa sentire allo spettatore tutto: il gelo, la neve, il vento, l’abisso.
—Niccolò Rangoni Machiavelli, Gli Spietati
Perché nel blockbuster di Kormákur, nonostante gli effetti speciali, il 3D e gli attori famosi, la mostruosità e le logiche dell’alta montagna emergono con una nitidezza e una precisione inaspettate.
—Roberto Manassero, Film TV
Un film d’avventura tragico ed emozionante, dai potenti risvolti emotivi e morali e dall’appeal grafico d’eccezione.
—Marco Lucio Papaleo, Everyeye Cinema


