Donne protagoniste del sapere, ieri e oggi
Ispirato al romanzo Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo di Adriano Petta e Antonio Colavito, Agora (2009) di Alejandro Amenábar è ambientato nel IV secolo ad Alessandria d’Egitto. È un film biografico sulla matematica, astronoma e filosofa greca-alessandrina che visse in un periodo di forte tensione tra cristiani e pagani. Donna di grande fama e autorevolezza, fu una delle pochissime a cui fu permesso di insegnare astronomia e filosofia ai giovani, ma dopo un periodo di duri scontri religiosi, si ritrova a dover difendere la sua posizione all’interno della vita cittadina.
Fotografie di Sara Aresu
Alla presentazione al dibattito, moderato da Beatrice Bonarcorsi della redazione studentesca, hanno partecipato alcuni docenti del Dipartimento di Lettere, Filosofia, Comunicazione. Elena Gritti, docente di Storia romana, ha sottolineato che «Ipazia fu una delle più illustri rappresentanti della scuola neoplatonica di Alessandria, una scuola di assoluto rilievo al tempo». Le ha fatto eco Maddalena Bonelli, docente di Storia della filosofia antica: «Non abbiamo testimonianza di altre figure femminili che abbiano ricoperto un ruolo altrettanto importante dal punto di vista scientifico e filosofico nella tarda antichità. Seppur vi siano state numerose figure femminili che invece sono state politicamente incisive, che hanno saputo esercitare una capacità persuasiva sugli uomini di potere, che erano i loro compagni e mariti».
Per via della persecuzione che si è trovata ad affrontare nel vortice degli scontri tra comunità cristiana e pagana, la donna alessandrina diviene il paradigma del coraggio di tutte quelle donne che hanno dovuto difendere il proprio diritto di pensare e agire liberamente, di essere legittime protagoniste del dibattito culturale. «Ipazia fu vittima di una serie di pregiudizi che sin dall’antichità riguardano le donne, e soprattutto le donne intellettuali: un connubio che da sempre genera paura e sospetto, forme di accanimento», ha commentato Cecilia Nobili, docente di Lingua e letteratura greca. «È una vittima di un sistema di pensiero che non tollera più il paganesimo e certe figure legate alle vecchie scuole filosofiche – ha aggiunto Monica D’Agostini, docente di Storia greca e romana – e in questo senso rappresenta una figura liminale tra grecità e cristianità, in un mondo in cui cultura greca e latina tuttavia convivevano, anche linguisticamente».
Una panoramica sul trattamento cinematografico della vicenda è stata fornita invece da Giorgio Avezzù, docente di Cinema, fotografia, radio, televisione e media digitali: «Nel film, il mito di Ipazia viene presentato, forse un po’ superficialmente, come una declinazione del contrasto tra fede e scienza. La prospettiva dominante è quella dall’alto, una visione aerea che cerca di restituire un senso di totalità, e che problematizza l’immagine di un’antichità in cui tuttavia lo sguardo condiviso sul mondo va disgregandosi».


































