Cinema del reale e libertà di espressione

Il cinema è da sempre un’arte capace di riflettere in profondità sul mondo e sulle società. È proprio secondo questa vocazione che, in Taxi Teheran (2015), Jafar Panahi muove una critica alla società iraniana contemporanea restando in bilico tra realtà e finzione, documentazione e messa in scena. Con Taxi Tehran il cinema diventa un atto politico, ha affermato Giuseppe Previtali, docente di Cinema arabo e dell’Asia orientale nel Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere intervenuto alla presentazione del film proiettato a Cinema Docet mercoledì 12 novembre 2025 al Cinema San Marco. «Sospeso tra fiction e documentario – ha spiegato Previtali – quello del regista iraniano è “cinema del reale”, dove spazio pubblico e spazio privato si sovrappongono: nello stretto abitacolo di un taxi il reale riesce a resistere ai tentativi di distorsione da parte della Repubblica Islamica iraniana».

Fotografie di Giorgia Franzoni

All’evento è intervenuto anche Michele Brunelli, docente di Politica e società del Medio Oriente nel Dipartimento di Lettere, Filosofia, Comunicazione. Brunelli ha spiegato come Panahi sia una personalità molto rispettata nel paese, nonostante la persecuzione del regime. «Dall’abitacolo dell’auto emerge l’immagine di un paese complesso, stratificato, e una rappresentazione veritiera e autentica di un femminile – ha affermato Brunelli – che, a dispetto degli sguardi occidentali spesso superficiali, si dimostra forte, intraprendente, capace di interpretare un ruolo di protagonismo critico». Come spesso accade poi, i canoni morali imposti dal potere finiscono per non corrispondere a quelli del sentire comune, della quotidiana sensibilità. Alla fine, nonostante le censure, Taxi Teheran si dimostra capace di permettere al reale di resistere ai tentativi di distorsione della Repubblica Islamica dell’Iran: anche di fronte ai confini del dicibile il cinema è sempre un esercizio di resistenza, capace anche di riarticolare e ridefinire le aspettative dello spettatore.

Autore

  • Studentessa del corso di laurea magistrale in Valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale

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