La fine del sogno americano?

Tornato recentemente al cinema con Una battaglia dopo l’altra (2025), con Il petroliere (2007) il regista statunitense Paul Thomas Anderson aveva portato sul grande schermo una critica al capitalismo e al sogno americano, adattando il romanzo Petrolio! di Upton Sinclair. Il film – proiettato il 5 novembre 2025 nell’ambito della stagione autunnale di Cinema Docet, racconta una storia cruda sull’ossessione per il potere e il controllo economico, simbolico e spirituale ambientata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ma in grado di parlare al nostro tempo, nonostante siano trascorsi quasi vent’anni dall’uscita del film.

Il dibattito con il pubblico, coordinato dalla redazione studentesca di Cinema Docet, ha offerto interessanti spunti di riflessione e chiavi di lettura dell’opera. Dal punto di vista cinematografico, il film di Anderson è capace di esprimere visivamente la lenta discesa agli inferi dei personaggi, partendo da carrellate su paesaggi immensi per poi arrivare a riprese anguste e claustrofobiche, il tutto accompagnato da un sonoro sincopato e ansiogeno del musicista e compositore Jonny Greenwood, qui alla prima di una lunga collaborazione con il regista. Rispetto ai contenuti più profondi affrontati dal film, il dibattito si è concentrato sul concetto di fede e di falso profetismo: il petroliere (Daniel Day-Lewis) e il “falso” profeta Eli (Paul Dano) sembrano essere due facce della stessa medaglia: afflitti da incapacità relazionale, arrivisti e ingannatori. Fede e famiglia sono usate per scopi esclusivamente personali, utilitaristici. Inevitabile il confronto con l’attualità, col settarismo religioso e col potere, ancora tutt’ora imperversante nel dibattito politico.

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