Marginalità, giustizia, umanità e il Polo Universitario Penitenziario

Giustizia (anche nella pena) e solidarietà umana al centro del nuovo episodio di Cinema Docet, la rassegna cinematografica di UniBg per discutere, a partire dalla visione di un film, sui temi dell’attualità e far conoscere al pubblico le iniziative scientifiche e le attività di ricerca dell’Università degli studi di Bergamo. Il 22 ottobre 2025 la proiezione di Ariaferma (2021) di Leonardo di Costanzo ha permesso di trattare il tema della reclusione e della marginalità (qui un percorso tematico su cinema e carcere). La convivenza forzata tra agenti e detenuti e lo stravolgimento dei naturali ruoli carcerari permette al film di esplorare le contraddizioni del sistema carcerario contemporaneo e riflettere profondamente sull’importanza dei valori umani – quali solidarietà e uguaglianza – all’interno di un contesto di vulnerabilità ed emarginazione.

Fotografie di Sara Aresu

Alla presentazione del film è intervenuta Anna Lorenzetti, docente di Diritto costituzionale pubblico e delegata del Rettore al Polo Penitenziario Universitario, precisando l’importanza dei servizi offerti dal polo ed evidenziandone il ruolo fondamentale nel sostenere le attività accademiche degli studenti detenuti. A difendere l’impegno al superamento delle barriere tra carcere e università, Anna Chiara Cimoli, docente di Storia dell’arte contemporanea, ha sottolineato la centralità dell’arte contemporanea in contesti di emarginazione sociale. Il suo intervento ha messo al centro il tema dello sguardo, inteso come capacità di osservare e comprendere “da dentro” le realtà carcerarie, in modo da adottare una giusta sensibilità e un linguaggio – sia verbale che non – adeguato al contesto.

Al dibattito dopo la visione del film ha partecipato Ivo Lizzola, già professore ordinario di Pedagogia sociale e Pedagogia della marginalità, con una riflessione sul lavoro di formazione e di ricerca costante di insegnanti, educatori e studenti all’interno dell’ambiente penitenziario. Un impegno che mira a sviluppare nuove consapevolezze e, attraverso il confronto diretto con le vite e le storie delle persone detenute, si pone l’obiettivo di dare una nuova significazione alle scienze umanistiche stesse, mettendone in luce i limiti e svelandone le potenzialità trasformative. Citando la filosofa Simone Weil, è stato sottolineato che: «il sapere è un dovere e, in quanto tale, non è efficace di per sé, ma trova il suo adempimento effettivo a partire dal riconoscimento e dalla comprensione dell’altro».

Autore

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.