Intergenerazionalità e invecchiamento attivo con il CHL
Una ripartenza all’insegna delle emozioni per Cinema Docet, iniziativa di public engagement di UniBg, giunta al terzo ciclo della sua quinta stagione. La rassegna ha riaperto i battenti mercoledì 15 ottobre al Cinema San Marco per celebrare il trentennale della Pixar, casa di produzione cinematografica statunitense specializzata in animazione digitale. La proiezione del film Up (2009) ha permesso di affrontare i temi dell’intergenerazionalità e dell’invecchiamento attivo attraverso la storia dell’anziano Carl, chiuso e arreso allo scorrere dei giorni dopo la morte della moglie, e del fedele boyscout Russell, che gli restituisce slancio vitale seguendolo in una rocambolesca avventura alla volta delle Cascate Paradiso, in Sudamerica. Un racconto di amicizia che abbatte i confini del tempo, sia a livello di trama, sia per l’accoglienza ricevuta dalla critica: un film per piccini, ma soprattutto per grandi.
Fotografie di Giorgia Franzoni
Alla presentazione del film è intervenuta Francesca Morganti, docente di Psicologia dell’invecchiamento nel Dipartimento di Scienze Umane e Sociali e direttrice del CHL – Centre for Healthy Longevity di UniBg. «Up è un esempio perfetto per sottolineare come non sia opportuno associare l’età anziana alla vedovanza, alla solitudine e all’impedimento fisico – ha spiegato Morganti –. Le attività svolte dal CHL sviluppano il tema dell’intergenerazionalità con l’obiettivo di superare la visione ageista e proporre progetti di collaborazione e coabitazione tra i giovani studenti di UniBg e persone della comunità over-sessantacinque, un’opportunità che incoraggia la comprensione reciproca e valorizza l’arricchimento che questo scambio può comportare».
Durante il dibattito, guidato dalla redazione studentesca di Cinema Docet, è emerso come un evento scatenante possa riaccendere, negli anziani, la possibilità di credere che la loro esistenza non sia ancora “spacciata”. Essi posso anzi dare un contributo importante alla comunità, non soltanto in termini di memoria, ma anche di rapporti sociali e attività che consentono alle generazioni più giovani di apprendere e avere punti di riferimento su cui contare, e a loro stessi di rimanere fisicamente e mentalmente attivi, sentendosi ancora coinvolti ed apprezzati. Dal pubblico in sala sono emersi diversi approcci alla lettura del film, dall’influenza che la simbologia dei colori e delle forme ha nell’impatto visivo delle immagini e della narrazione, al valore esplicativo che la colonna sonora attribuisce alle scene prima ancora del linguaggio verbale. Nel confronto tra generazioni, la figura di un bambino inverte il proprio ruolo e, da persona vista come vulnerabile e da proteggere, evolve in protettrice dell’anziano: una reciprocità di che fa la differenza nelle relazioni umane e sociali del nostro tempo.



















