BFM 2024, l’emozione di andare al cinema

L’atto dell’andare a vedere un film è molto diverso da quello di vedere un film. E il 42° Bergamo Film Meeting lo ha ricordato perfettamente. Il BFM si è tenuto a Bergamo dall’8 al 17 aprile 2024, riempiendo di emozioni e riflessioni diversi spazi, sale e luoghi dedicati. Un cinema sicuramente di qualità, che in 9 giorni di proiezioni e oltre 160 film ha «esplorato tra nuove produzioni internazionali e grandi capolavori del passato, per offrire occasioni di approfondimento e di riflessione», come si legge sul sito web del Festival. Una preziosa opportunità, agevolata e resa nota agli studenti dei corsi di cinema, dall’Università degli studi di Bergamo, uno dei partner del BFM.

Perché diventa preziosa un’occasione, che di per sé può apparire come “normale” e “comune”? D’altro canto, l’atto del vedere un film è qualcosa che ci appartiene ora più che mai, data la pervasività di piattaforme di streaming, la quantità di pellicole che possono essere recuperate dai più disparati archivi, o ancora, i cari, vecchi e polverosi dvd. Tuttavia, l’atto dell’andare al cinema è un qualcosa di completamente diverso. Se da un lato, è vero che possediamo una quantità smisurata di accessi a film, documentari, serie tv, dall’altra abbiamo perso due cose di estrema importanza: tempo e attenzione.

Il primo, perché un tipo di vita frenetica impedisce e non tollera pause. Mentre l’attenzione è talmente scarsa da impedirci, molto spesso, di guardare un film, senza distrarci con cellulari, pc o tablet, senza essere connessi e interpellati dal trillo delle notifiche. Guardare un film, e non solo vederlo. Guardare significa trasporto, emozione, immedesimazione, empatia, o per usare le parole della teorica del cinema Vivian Sobchack «Le nostre dita, la nostra pelle, il naso, le labbra, la lingua, lo stomaco e ogni altra parte di noi comprende ciò che vediamo nell’esperienza del film». Ossia, si instaura un processo per il quale noi, il nostro corpo e la nostra mente si collocano ambiguamente «sia “qui” al di fuori dello schermo sia “là” sullo schermo». Quando guardiamo un film, ci immergiamo in mondi finzionali e sicuramente le emozioni sono al centro dell’esperienza cinematografica. Un buon film non solo ci intrattiene, ma ci fa sentire. Possiamo provare gioia, tristezza, paura, amore e altre emozioni durante il corso di una pellicola. Queste ultime, ci connettono ai personaggi e alle loro storie in modi profondi, permettendoci di esplorare la gamma completa dell’esperienza umana.

La nostra scarsa attenzione dunque è dovuta alla mancanza di certi film di suscitare emozioni e interesse, o siamo noi a permettere all’ambiente che ci circonda di influire sulla visione della pellicola? Se per Carl Plantinga, teorico delle emozioni filmiche, «rispondere emotivamente al cinema significa che le competenze affettive della nostra vita “extra-filmica” entrano in funzione anche in sala», e dunque siamo influenzati dal nostro stato d’animo di quel preciso istante o dal vissuto che ci caratterizza, per altri studiosi come il neurologo Antonio Damasio emozione e cognizione sono due sfere inscindibilmente collegate: non esiste emozione senza pensiero, riflessione, e tutti questi elementi non possono essere considerati senza studiare la connessione con il corpo. Il cinema si configura quindi come un’esperienza olistica, dove da un lato, sì, la nostra attenzione verso il film dipende dalla sua qualità, ma solo: anche da tutta un’altra serie di fattori connessi all’ambiente dove ci troviamo, al nostro vissuto personale e la rilevanza, ossia l’importanza che quelle emozioni mostrate sullo schermo hanno per noi in un dato momento.

Ecco perché il BFM ha avuto un duplice ruolo: offrire pellicole di qualità e creare una routine dove il cinema è entrato a far parte della quotidianità. L’atto dell’andare al cinema, del sedersi su quelle poltrone, circondati da altri spettatori bramosi di emozioni da vivere e accogliere, l’impedimento dell’utilizzo del cellulare, ha contribuito a riproporre quel processo immersivo e catartico tipico della sala cinematografica, quel meccanismo di purificazione delle emozioni attraverso l’arte. La solita tentazione di dare uno sguardo veloce al telefono durante una scena meno coinvolgente, di colpo, scompare.

Nonostante le pellicole proposte trattassero temi importanti, a tratti duri, talvolta in bianco e nero, nessuno spettatore, tra le quattro mura delle diverse sale in cui si sono svolte le proiezioni, ha ceduto. Tutti sempre attenti, vigili e assorbiti dalle vicende dei film proposti. Questi ultimi sono stati racchiusi in 7 diverse categorie: Visti da Vicino (12 film documentari nei quali lo sguardo del regista si addentra nel vivo della realtà), Europe, Now! (Aspöck, Moodysson, Pevec) la sezione di BFM dedicata al cinema europeo contemporaneo; Cinema d’animazione portoghese (Gerações X\Y); Kino Club; Retrospettiva: Éric Rohmer (regista, sceneggiatore, montatore e critico cinematografico francese); Omaggio a Sacha Guitry (la sezione del Festival dedicata alle retrospettive storiche dedica un omaggio al prolifico e brillante Sacha Guitry, attore, sceneggiatore, drammaturgo e regista francese); e Anteprime, Classici.

Partendo da grandi classici come A new leaf, passando a lungometraggi di animazione come Interdit aux chiens et aux Italiens, scoprendo film internazionali come quelli di Frederikke Aspöck (per citarne due, Får e Labrador), immergendosi nelle opere in bianco e nero di Éric Rohmer (esempi sono La boulangère de Monceau o La carrière de Suzanne) o appassionandosi a cortometraggi come Fuligem di Gerações X\Y e infine, riflettendo amaramente su certe condizioni di vita grazie a Vi är bäst! o a Lilja 4-ever di Lukas Moodysson, il BFM è riuscito nel suo intento. Quello di «attingere a un patrimonio immenso ancora custodito in cineteche pubbliche e private, mettere a confronto tecnologie differenti, portare allo sguardo di tutti i modi, le differenze, le anticipazioni, le piccole rivoluzioni di circa 130 anni di produzione cinematografica. Contrasti, luminosità, colori, inquadrature, e poi montaggio, narrazione, scrittura: una storia di infiniti “fotogrammi”, dentro i quali trovare, ogni volta, significati e relazioni nuovi» (https://www.bergamofilmmeeting.it/festival/il-festival/).

Dalila Froni
Studentessa del corso di laurea magistrale in Comunicazione, informazione, editoria

Le citazioni sono tratte dai saggi del volume Teorie del cinema. Il dibattito contemporaneo, a cura di Adriano D’Aloia e Ruggero Eugeni (Raffaello Cortina, Milano 2017).

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