Le invisibili

DATI DI PRODUZIONE

Les Invisibles di Louis-Julien Petit, Francia (2018)

Sceneggiatura: Marion Doussot, Claire Lajeunie, Louis-Julien Petit; soggetto: basato sul romanzo “Sur la route des invisibles – Femmes dans la rue” di Claire Lajeunie; produttori: Liza Benguigui, Philippe Dupuis-Mendel; fotografia: David Chambille; montaggio: Antoine Vareille, Nathan Delannoy; scenografia: Arnaud Bouniort; colonna sonora: Laurent Perez Del Mar;

Interpreti: Audrey Lamy (Audrey Scapio), Noémie Lvovsky (Hélène), Laetitia Grigy (Monique), Adolpha Van Meerhaeghe (Chantal), Corinne Masiero (Manu), Déborah Lukumuena (Angélique), Sarah Suco (Julie Carpentier), Patricia Mouchon (Patricia “Edith Piaf”).

SINOSSI

Due assistenti sociali, Audrey e Manu, dirigono con passione e determinazione il centro di accoglienza femminile diurno Envol, ubicato nel Nord della Francia. I fondi sono pochi, mentre risultano invece molte le situazioni di crisi, ma la condizione è destinata a peggiorare nel momento in cui arriva lo sfratto da parte della regione, che sospende i fondi al centro. Scontenta dei risultati ottenuti, la regione accusa le assistenti sociali di “accudire eccessivamente” le proprie assistite, senza riuscire ad inserirle nel mondo del lavoro. Audrey e Manu, con l’aiuto della psicologa Hélène, sono determinate a trovare un lavoro alle clochards prima dello sfratto ufficiale, installando clandestinamente un laboratorio terapeutico e un dormitorio nel centropur con qualche difficoltà. Non tutte queste donne però sono disposte a farsi aiutare…

TRAILER

COMMENTO

Nonostante la produzione indipendente, il film diretto da Louis-Julien Petit non è passato inosservato nelle sale cinematografiche, incassando circa 19 milioni di dollari al botteghino. Le invisibili tratta con delicatezza il tema della resilienza femminile: particolarmente interessante risulta infatti la scelta di mostrare la contrapposizione tra la fragilità dell’assistente sociale Audrey, la quale sembra quasi sul punto di mollare la sua missione, piegata da numerosi fallimenti lavorativi, e le frequentanti del centro diurno, determinate e dignitose, pronte a crearsi una nuova identità fruendo di pseudonimi altisonanti (“Lady D”, “Edith Piaf”). Nonostante la presenza di momenti drammatici, è la tonalità umoristica a prevalere, rendendo il film ascrivibile al genere della commedia sociale. Ma Le invisibili è principalmente un film di denuncia verso uno Stato che trascura i più deboli e da cui traspare tutta l’aggressività dei poteri forti verso chi non ha la possibilità di difendersi. La recitazione riesce a far trasparire l’impotenza dei più deboli grazie anche alla testimonianza diretta di donne che hanno vissuto sulla loro pelle situazioni simili, persone individuate dal regista stesso, entrato in contatto con la realtà dei centri francesi per senzatetto, e assunte come interpreti non professioniste.

PREMI

  • Festival International du Film Grolandais de Touluse (FIFIGROT): Premio “Amphore du people” (Louis-Julien Petit).

CRITICA

Questo bel film ricorda le commedie americane ben interpretate e ben architettate narrativamente. Certo, qualche passaggio ovvio c’ è, ma non guasta all’economia della storia. Forse si sarebbe voluto una messa in scena più veritiera, dove la povertà, la sporcizia e la solitudine riescono a essere, come lo sono nella vita reale, il pane quotidiano di queste donne. Però il regista non sembra interessato a questo. Ha voluto che le clochard (tranne Sarah Suco) recitassero sé stesse e per farlo ha frequentato, per un anno, diversi centri di accoglienza in Francia. E accanto a loro ha scelto un cast femminile perfetto.

– Emanuela Genovese, Avvenire

 

Ispirato a un libro e a un documentario di Claire Lajeunie sulle donne homeless, questo film ha fatto registrare un grande incasso in Francia. Il segreto è stato prendere una forma da dramma sociale, con l’amalgama tra attori professionisti e non professionisti, l’accento sulla responsabilità delle istituzioni e i momenti finto-documentari (ormai un genere nazionale), e piegarlo con astuzia a toni esplicitamente da commedia.

– Emiliano Morreale, La Repubblica

 

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16 thoughts on “Le invisibili

  1. “Le invisibili” di Louise-Julien Petit ha la capacità di raccontare con grande leggerezza, seppur puntellata da ironia, una tematica che ben poco ha di leggero. Un racconto corale ci accompagna attraverso le vicende di Audrey, Manu, Hélène, Angélique – volontarie presso un centro di accoglienza diurno femminile – e di tutte le donne che frequentano il centro, unico luogo sicuro e dove ancora la speranza per il loro avvenire non è perduta. È Audrey che, superando il confine tra ciò che è lecito e ciò che è giusto, avvia un progetto inedito all’interno del centro: un programma terapeutico veramente efficace (al contrario delle discutibili disposizioni legislative) e di reinserimento nel mondo di lavoro, al fine di procurare alle donne emarginate e in difficoltà indipendenza economica e, cosa ben più fondamentale, fiducia in sé stesse. Proprio la fiducia è un nucleo narrativo ricorrente: istituzioni, altri membri della società, potenziali datori di lavoro non hanno la minima convinzione nelle potenzialità di reinserimento di queste donne, ormai casi persi e rottami sociali, che vengono allora trattate con diffidenza. Anzi, rappresentano semmai una minaccia per l’ordine pubblico; le autorità vengono mostrate come piuttosto intransigenti e ingiustamente rigide nei confronti di questi soggetti inoffensivi e fragili. Per fortuna Audrey, Hélène, Manu e Angélique non hanno perso fiducia. Nell’invisibilità del centro, queste invisibili donne portano avanti il loro workshop invisibile alla legge, insieme a tutte le invisibili volenterose di tornare ad essere viste e di occupare nuovamente lo spazio che spetta loro nel consorzio sociale. Al pari di Chantal, capace di riparare qualsiasi elettrodomestico in barba alla sua obsolescenza programmata, anche queste cittadine “obsolete” e lasciate ai margini saranno in grado di ricomporre i pezzi delle proprie vite, raccoglierli e dargli uno scopo, riuscendo a vincere il pregiudizio (finalmente Chantal verrà assunta anche dopo aver raccontato del proprio passato da detenuta). Petit ci mostra, con un variegatissimo cast quasi esclusivamente al femminile, che anche coloro i quali agli occhi dei più appaiono dei rottami, dimenticati, fastidiosi elementi di disordine possiedono una storia e dispongono di una capacità di rinascita straordinaria, in grado di fiorire laddove ci sia chi è disposto, come Audrey e le altre volontarie, a riporre fiducia.

     
  2. Il film ‘ le invisibili’ mette al centro il lavoro impercettibile delle donne, lavoro che essendo dato per scontato non viene riconosciuto così come non viene riconosciuta la dignità di chi lo pratica.
    il film è un film sulle donne, sono poche le figure maschili presenti e quelle poche hanno un ruolo marginale e di poco conto, fa effetto il fatto che nella vita quotidiana si è abituati a vedere clochard di sesso maschile, qui invece anche le figure marginali della società sono tutte donne.
    Donne che vengono derise e che non sono considerate dalla comunità circostante , proprio per questo motivo il titolo del film risulta essere appropriato, solo le assistenti del centro diurno sono in grado di vedere in queste donne una potenzialità.
    È interessante notare come il gruppo di donne viene chiamato dalle assistenti sociali e dal resto della società, le prime utilizzano il termine ‘amiche ‘ i secondi prediligono termini più neutri ‘ lavoro’, ‘clochard ‘ ‘bisognose’ .
    Il valore delle donne sta nella loro resilienza, nonostante siano bistrattate dal mondo circostante , siano private di ogni diritto e di ogni forma primitiva di abitazione, esse non si danno per vinta, non rinunciano a raccontare la loro vera storia benché quest’ultima spesso porti le persone a fare un passo indietro di allontanamento.
    Queste donne protagoniste non si vergognano del loro passato, non rinunciano alla loro essenza , vogliono mostrarsi al mondo così come sono, hanno pagato per i loro peccati, hanno vissuto un’esistenza di sopravvivenza e non si percepiscono come delle criminali.
    Per concludere ho notato una contrapposizione tra l’inizio e la fine del film, all’inizio vediamo le donne accalcate al cancello del centro diurno pronte per varcare l’ingresso prive di speranza e occupazione ; alla fine, sono coloro che ricercano personale e offrono lavoro ad accalcarsi davanti ai cancelli per cercare la donna adatta ai loro bisogni.
    Grazie all’aiuto delle assistenti le donne hanno la possibilità di mostrare al mondo le loro doti, da invisibili diventano visibili, ognuna di loro ha una potenzialità nascosta e manualità lavorativa che trasmette al gruppo.
    La scena finale del film ci mostra come le protagoniste siano cambiate durante la narrazione, escono dal circolo con maggiore consapevolezza del fatto che siano diventano donne migliori, in grado di essere riammesse nella società.

     
  3. Al centro del film “Le invisibili” c’è il tema dell’emarginazione dalla società delle donne clochard. Il sistema di centri diurni, notturni e servizi sociali predisposto dallo stato non solo è insufficiente per gestire la situazione, ma non agisce nell’interesse di queste donne; vediamo che la loro condizione inizia a migliorare solo quando le dipendenti del centro vanno oltre la legge e iniziano a ignorare le regole, comportandosi invece con empatia e comprensione. Dall’altra parte, il sistema che rientra nella legge, fatto dallo stato, dalla burocrazia e dalle forze dell’ordine, impiega risorse non per reintegrare le donne, ma per mantenerle invisibili ed emarginate. Sono usate barriere fisiche per impedire loro di dormire su panchine e sulle soglie dei negozi, vengono organizzate azioni di sgombero degli accampamenti. Tutte queste azioni (che utilizzano tempo, risorse e lavoro che potrebbero essere indirizzati alla riabilitazione) hanno come unico obiettivo rendere invisibili a tutti noi queste realtà, per poter continuare a vivere l’illusione che non esista una tale povertà così vicina a noi.

     
  4. “Le invisibili” tratta un argomento toccante unendo la forza delle donne con la loro delicatezza ed una ironia coinvolgente. Emerge un senso collettivo di supporto non solo da parte delle figure professionali che si occupano del centro diurno francese ma anche tra le assistite, ognuna con un proprio mondo di esperienze e di capacità che le assistenti del centro cercano di far emergere da ognuna di loro al fine di favorirne la re-integrazione. (Ri)costruiscono man mano la loro identità e rafforzano la loro autostima tramite attività come workshop organizzati dentro al centro diurno che offre anche possibilità di pernottamento, posizionandosi sul filo della legalità. Anche le poche figure maschili presenti sono di supporto dopo una prima fase di resistenza. In ultimo luogo questo film mi ha fatto riflettere di quanto impegnativo sia lavorare in ambito sociale, dato il coinvolgimento emotivo e fisico (togliendo tempo alla vita individuale in nome della collettività) delle figure professionali coinvolte. Seppur nella sua edulcorazione della realtà, fornisce uno sguardo su una categoria di donne che vengono percepite come “di troppo” dalla società, dandogli quello spazio che lo stato non gli permette di occupare.

     
  5. Il film “Le invisibili” di Louis-Julien Petit racconta la storia di alcune donne che frequentano un centro di accoglienza francese. I loro nomi sono fittizi, come Lady D, Beyoncé e Brigitte, per mantenere celata la loro identità. Il film si preoccupa di indagare poeticamente sulla marginalità femminile, dove gli elementi interculturali, inclusivi e generazionali sono rilevanti. È un cast quasi tutto al femminile, dove le protagoniste raccontano la propria storia, il loro passato e le disuguaglianze che costellano le loro vite. Viene affrontato il tema del lavoro interconnesso all’autonomia, compresa quella economica. È un film coinvolgente e godibile, anche se la tematica centrale è molto pesante; l’ironia e la credibilità si mescolano insieme, fondendosi in un tutt’uno. Le protagoniste riescono a prendere il loro spazio all’interno della narrazione, possiamo osservare le loro fragilità e la solidarietà che le lega. Cercano comunque di farsi forza l’una con l’altra, non riescono a cambiare singolarmente, ma la loro è una storia collettiva e quindi agiscono insieme per migliorare e affrontare le avversità della vita.

     
  6. Il film ‘le invisibili’ approccia in modo originale la tematica sui diritti per le donne e la donna più in generale. Le protagoniste (le direttrice del centro per senzatetto diurno e le senzatetto) all’inizio del film sono invisibili agli occhi del comune, e anche il loro lavoro e l’impegno che ci mettono è come se non importasse. Piu la narrazione va avanti più queste inizieranno a farsi notare, a dare fastidio, nonostante questo non sia il loro intento. Il pregiudizio che si cela dietro spinge gli altri a guardare con diffidenza e a non empatizzare. Inoltre, mostra anche le dinamiche tra i senzatetto, e anche dove la strada non fa differenze di genere o regali a nessuno, le donne sono comunque svantaggiate perchè, come lasciano intendere nel film, c’è il rischio di essere abusate. ho trovato interessante il fatto che le maggior parte delle ragazze alla domanda ‘cosa facevi prima della strada?’ Risponde con competenze reali, c’è chi parla più lingue, chi faceva la guardia giurata senza nulla togliere a chi prima faceva la casalinga ed ha imparato delle arti in prigione. Bellissima la vena ironica usata per raccontare un tema così profondo, nonostante i personaggi siano simpatici e perfino goffi, il messaggio passa chiaramente.

     
  7. Le invisibili è un film che considero molto interessante in quanto presenta un processo di crescita non solo delle aiutate ma anche delle aiutanti. Infatti il film pur presentando una differenza fra le assistenti sociali ovvero coloro che aiutano e insegnano soprattutto azioni quotidiane come quello di essere capaci di compilare un curriculum vitae e le aiutate ovvero le senzatetto, si puo’ ben notare un aspetto in comune, nella quale tutte e due le parti vengono considerati invisibili dal governo sia per l’utilizzo di pseudonimi, ma anche per le cifre troppo basse. Tale film presenta anche delle somiglianze per quanto riguarda il mio percorso di studi (Scienze dell’educazione prima infanzia) questo perché come si puo’ notare uno sviluppo binario sia delle aiutanti ma anche delle aiutate, anche in ambito educativo tale aspetto è ben visibile. Infatti una delle competenze che un educatore deve possedere, è proprio quella della flessibilità. Questa competenza non è solamente rivolta verso i bambini, ma anche verso se stesso. Quindi deve possedere una forte autocritica che li permette ogni giorno di migliorare se stesso e di poter quindi programmare con maggior flessibilità. Inoltre un’altra somiglianza è il fatto come sia le assistenti sociali del film, ma anche gli educatori abbiano come obbiettivo non solo la trasmissione di competenze ma anche il raggiungimento di autonomie, che possano permettere di sviluppare la loro identità e i loro talenti. Come ultima premessa e non per importanza è il fatto che sia nei film, ma anche nella realtà spesso chi assume il ruolo di educatore e assistente sociale è di genere femminile, stereotipo che spero che negli anni successivi vada a diminuire

     
  8. La forte presenza delle invisibili
    Il film segue la storia di queste donne più o meno invisibili al sistema e delle assistenti sociali che le seguono in questa fase incerta della vita. Col tempo, il centro diurno ha acquisito pet tutte le donne un ruolo fondamentale nella loro vita, tanto che quando il centro viene chiuso per gli scarsi risultati del reinserimento di queste donne nella società, le donne stesse protestano di fronte a questa situazione ingiusta.
    Audrey spinge le donne a reinventarsi per ritrovare il loro posto nel mondo e lo fa riscrivendo parti non così ‘belle della loro vita’. E così vediamo ognuna delle donne riprendere in mano la loro vita camminando a testa alta e con le spalle dritte anche quando il centro viene chiuso per la sua attività illegale.
    Le donne alla fine del film hanno un’aria nuova, come se fossero rinate: abbiamo davanti donne nuove, che si sentono nuovamente parte di una comunità, fatta di donne, da donne e per le donne; questo è quello che queste donne invisibili avevano bisogno di trovare, qualcuno che le facesse sentire vive e viste anche e soprattutto in questi momenti di fragilità e di necessità.
    Al centro, infatti, la loro invisibilità viene meno e vengono invitate a farsi vedere e a prendersi tutto lo spazio che un tempo avevano sognato di occupare o che avevano occupato; perché la festa della donna non è solo una giornata per celebrare le donne in quanto tali, ma anche per ricordare i loro diritti e soprattutto le loro conquiste sociali che noi donne di oggi abbiamo il dovere di continuare per le generazioni future.

     
  9. Ritratti di donne di ogni età, provenienza e indole caratterizzano questa commedia francese, che abilmente cela verità neanche troppo difficili da cogliere. Ogni personaggio, mai formalmente introdotto, impara a conoscersi, riscoprirsi e reinventarsi: le donne che vediamo a fine film (chi assunta a tempo determinato, chi solo per qualche lavoretto) non sono più quelle che all’inizio sbraitavano qualche minuto prima dell’apertura del cancello del centro diurno di accoglienza. Audrey chiaramente ne è la guida, consapevole (o meno) di essere la loro ultima speranza, l’unica che ancora crede in loro e può riuscire ad aiutarle; ma ognuna scrive il proprio percorso a modo suo, senza mai dimenticarsi del proprio passato, per quanto amari possano esserne certi ricordi. Volenti o nolenti, tutte loro diventeranno, chi più e chi meno, leggermente meno invisibili di quanto lo fossero all’inizio, semplicemente grazie alla forza di volontà e allo spirito altruistico di una singola donna forte e determinata. Come vediamo nel corso del film, negli effetti che la grinta e la visione di Audrey hanno su chi le sta intorno, il cambiamento inizia dal basso e non può essere fermato neanche con la forza.

     
  10. Io trovo interessanti i film che parlano, soprattutto oggi, di attualità, delle condizioni e del mondo in cui viviamo: è importante a mio parere, non solo per crescere ed essere consapevoli di quello che accade ma per forgiare il senso critico di ciascuno di noi.
    Ad oggi, purtroppo, alcuni temi sono nascosti ma per fortuna ancora una volta il cinema riesce a smascherare la realtà, ed in questo film lo fa in chiave ironica, leggera, accostando il tutto alla dura effettività in cui vivono alcune donne – appunto “invisibili”, che con la propria forza e solidarietà femminile, aiutandosi l’una con l’altra sono riuscite soprattutto a sopravvalutarsi, ed a capire il valore di ciascuna di loro

     
  11. Al termine della visione, il collegamento tra “Le invisibili” di Louis-Julien Petit e “Nessundove” di Neil Gaiman è stato pressoché immediato. Chantal, Brigitte Macron, Édith Piaf, Beyoncé e le altre sono «precipitate nelle fenditure del mondo» al pari di molti degli abitanti di Londra Sotto, e le ragazze del centro di accoglienza diurno femminile, l’Envol, vanno in contro alla stessa fine di Richard Mayhew, il protagonista di “Nessundove”: per il semplice motivo di essere entrate in contatto con delle clochard e di aver deciso di non voltare loro le spalle, diventano invisibili per il resto della società. Anzi, diciamo come stanno veramente le cose: Manu, Angelique, Audrey ed Hélène vengono invisibilizzate dal resto della società al pari delle loro amiche senza tetto, sospinte ai margini un provvedimento dopo l’altro.

    Dato l’argomento, sono contenta di dire che il film non è mai caduto in un pietismo facile, cosa che, paradossalmente, sarebbe stato lì lì per verificarsi se gli sceneggiatori non avessero scelto la via della commedia. Più che sul senso di colpa (chi può affermare di aver aiutato ogni senza tetto incontrato per strada?), gli sceneggiatori decidono di puntare sulla comprensione, sulla conoscenza e, perché no?, su un pizzico di sana identificazione (a questo proposito la scena della seduta terapeutica di gruppo è risultata fondamentale). È la risata, che sia chiassosa o sommessa, a tenere insieme “Le invisibili” e a testimoniare il coinvolgimento che chi guarda prova di fronte all’assurdo debutto in società di Chantal e le altre. Che sia ben chiaro a chi ancora non l’ha capito: la commedia, se usata bene come nelle ”Invisibili” o in “C’è ancora domani”, fa più e meglio di quanto un dramma nudo e crudo possa fare.

     
  12. Il titolo del film esprime a pieno la condizione dei personaggi del racconto, sono persone lasciate a loro stesse e abbandonate da tutti, sia dal resto della società che dalle istituzioni. Nel film infatti viene mostrata una Francia in cui le persone, soprattutto le donne, per poter vivere devono contare solo su loro stesse e su nessun altro. Le invisibili è una storia di persone fragili, lo sono tutte sia le persone che lavorano al centro di accoglienza che le ospiti, ognuna delle protagoniste del film ha un passato drammatico che non vogliono, o non riescono, a mostrare alle altre. Ma questa è anche una storia di riscatto, in cui le protagoniste capiscono che sono le uniche fautrici del proprio futuro e che devono lottare per migliorare la propria condizione nonostante siano rifiutate e allontanate da tutti. Le assistenti del centro aiutano queste donne clochard non solo a mostrare le proprie capacità e a non chiudersi al mondo ma anche a cercare di avere quel posto nella società che è stato loro negato, imparando ad essere fiere di loro stesse e a non dover più nascondersi dietro a bugie. Il film tratta il tema con leggerezza e molta ironia, ma non mancano comunque momenti più drammatici dove viene criticato il sistema dei centri di accoglienza in Francia.

     
  13. Ho trovato il film sorprendentemente gradevole nonostante l’argomento di critica sociale. L’atmosfera riesce a bilanciare con sorprendente maestria i toni di crudo realismo e positivo idealismo, di disperazione e di speranza.
    Conoscevo a grandi linee quanto fosse disfunzionale il meccanismo dell’assistenza sociale, ma il film mi ha fatto davvero riflettere sull’assurdità dell’esperienza delle senzatetto. Quello che mi ha colpito di più è stato quanto sia stato relativamente semplice dare a queste donne una reale e concreta seconda possibilità a queste donne: l’iniziativa di quattro persone è bastata. Questo contrasta dolorosamente con la crudele indifferenza dell’istituzione, palesemente distante dalle persone che dovrebbe aiutare e disinteressata a investire le risorse necessarie per realizzare lo straordinario potenziale di queste persone.
    Quello che mi ha colpito di più di questo film è stato vedere come, agli occhi delle istituzioni, e per estensione della “gente normale”, non esista crimine più grande dell’essere senza lavoro e senza casa. Nonostante, nella maggior parte dei casi, questo sia completamente fuori dal controllo dei e delle senzatetto.

     
  14. il film “Le invisibili” tratta un argomento molto serio in maniera molto ironica, e a tratti anche commovente, ovvero quello delle donne senzatetto, che frequentano un centro di accoglienza dove possono lavarsi e mangiare un pasto caldo. Nel corso della storia è lampante il lento passaggio dalla disperazione in cui vivono le donne del centro (sia chi lo gestisce che chi lo frequenta) a un luminoso ottimismo.
    Nella società moderna la disuguaglianza di genere porta il marchio dell’indifferenza, soprattutto nei confronti di queste donne ricche di sogni, speranze, pesi da portare (fisici che mentali) e tanta voglia di ritornare a vivere.
    In una società dove, se sei una donna, devi fare carriera adeguandoti a degli standard di bellezza e comportamento, ho molto apprezzato il fatto che in questo film la sincerità è il modo giusto per relazionarsi con le persone. Alcune possono non apprezzare questo tipo di approccio, ma quello che invece lo fanno sono in grado di accettarti per come sei.
    Inoltre mi ha piacevolmente sorpreso con quanta semplicità e ottimismo sia stato possibile ridonare speranza a queste donne, la cui vita sembrava essere andata completamente a rotoli. Di come ognuna di loro, alla fine del film, abbia avuto il coraggio di “sfilare” davanti a tutti a testa alta, senza vergogna e ricolma di orgoglio del fatto di essere donna e di essere libera.

     
  15. Le invisibili

    Con il sottofondo musicale della canzone “sisters” si apre e si chiude il film le invisibili.
    All’inizio della pellicola, capiamo che quello che abbiamo davanti è un centro di recupero femminile, dove solo il 4% delle donne ha trovato effettivamente un impiego. I fondi regionali scarseggiano, e dopo poco, Audrey e Manu, che assistono le donne del centro, si ritrovano a gestire lo sfratto dalla struttura da parte della regione, la quale afferma “meglio un centro a 2 stelle che funziona, che uno a 4 stelle che funziona troppo”. Insomma, la parte umana non conta per lo stato, il quale invece vuole i numeri. Ma non è questa la vera storia che ci racconta il film: ciò che la pellicola vuole fare emergere non è solo il menefreghismo delle istituzioni o la mancanza di riscatto sociale, ma vuole mostrarci anche l’altro lato della medaglia, fatto di solidarietà, senso di comunità, abnegazione. Se prima le donne e le ragazze che vivevano nel centro non aiutavano e non si auto-aiutavano, iniziano a darsi da fare, a imparare un nuovo lavoro o a rispolverare vecchie competenze, si sostengono. E, pian piano, sono loro stesse che da persone “da riabilitare, riabilitano il centro”. Alla fine del film, non sono più donne invisibili, marginali. Qualcuno le ha notate: magari non lo stato, non le istituzioni, ma chi gli ha donato una nuova opportunità. Eppure, se questo può apparirci come un “lieto fine”, ci rendiamo presto conto come in realtà, non lo sia. Una donna, tra tutte, ha donato e dona le sue giornate, con impegno, dedizione, cura e affetto a questo centro. Sembra quasi una madre, amorevole e instancabile: non si ferma, e se lo fa, è subito pronta a rimettersi in moto, ad aiutare. Ha una scarsa vita sociale, a tratti crolla, si sente fragile “inutile”, sconfitta. Ha paura, affronta momenti di debolezza. Si carica il peso dei problemi e delle preoccupazioni. Nessuna la ringrazia, poche sono riconoscenti nei suoi confronti.
    Questa donna è Audrey, una delle assistenti del centro. Forse, la più invisibile tra tutte.

     
  16. Il film “Le invisibili” mi è piaciuto moltissimo, perché non solo parla di donne ma di donne che sono appunto invisibili alla società perché sono delle senzatetto, ma invisibili sono anche le operatrici che lavoro nel centro diurno perché nemmeno a loro la vita va molto meglio e nonostante ciò hanno dedicato giorno e notte per garantire a quelle donne un’altra possibilità in questa vita. Il tema dei senzatetto, delle persone povere e bisognose é un tema a cui non viene data la giusta importanza perché è più facile pensare che sono persone a cui piace vivere così, sono loro che non vogliono integrarsi nella società o cose di questo tipo. Invece sono persone che hanno bisogno di sentirsi voluti dalle persone, hanno bisogno che li venga tesa una mano perché sanno che da soli non sono in grado di rialzarsi e rincominciare a vivere. Le istituzioni dovrebbero impegnarsi a non pensare solo a dare un posto letto o permettere di farsi una doccia, ma ci deve essere più impegno nel seguire queste persone alla loro completa integrazione nella società e questo va fatto con più figure professionali, non bastano assistenti sociali o psicologi, ma anche medici, corsi di formazione che gli aiutino a imparare un mestiere da poter svolgere una volta finito il loro percorso. Ma quello che penso sempre io quando mi capita di vedere dei senzatetto é mai giudicare quella persona, perché la vita è imprevedibile un giorno hai tutto e il giorno dopo non hai niente, non hai più una famiglia e non è facile per loro chiedere aiuto per questo la società e le istituzioni non devono dimenticarsi che anche loro sono persone come noi e hanno i nostri stessi diritti.

     

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