Il secondo principio di Hans Liebschner

DATI DI PRODUZIONE

Il secondo principio di Hans Liebschner, di Stefano P. Testa, Italia (2020)

Sceneggiatura: Stefano P. Testa; produzione: Andrea Zanoli per Lab 80 film, con il sostegno del MIBACT e di SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Per chi crea”; distribuzione: Lab 80 film; fotografia: Andrea Zanoli; montaggio: Stefano P. Testa

SINOSSI

Dal 1963 al 2021, Johannes “Hans” Liebschner ha immortalato su pellicola alcuni istanti della sua vita. Giunto in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, e rimasto per amore di una giovane donna bergamasca, Iola, Hans ha raccontato l’intimità della sua famiglia attraverso riprese amatoriali realizzate nell’arco di cinquant’anni. Ma quando Hans muore nel 2013, le sue preziose pellicole vengono rinvenute in un mercatino delle pulci. Ripercorrendo la storia della propria famiglia, e di un’intera epoca ricca di trasformazioni culturali, i figli Klaus e Peter cercano di riavvolgere il film di una vita intera.

TRAILER

COMMENTO

Con Il secondo principio di Hans Liebschner Stefano P. Testa continua la sua indagine sui film amatoriali dopo il suo esordio alla regia con Moloch (2017). Attraverso le cento ore di ripresa impresse su pellicola dal cineamatore Hans Liebschner, l’autore si confronta con la necessità di salvaguardare il patrimonio audiovisivo e la preservazione dei film di famiglia che, nonostante il carattere intrinsecamente intimo, sono capaci di parlare alla memoria collettiva. «Lo spettatore», commenta il regista, «ha bisogno di immagini inaspettatamente intime per associare i propri ricordi e identificarsi emotivamente con gli sconosciuti che appaiono sullo schermo». Lungi dal produrre un “effetto cartolina”, la forza dei filmati amatoriali giace nell’intrinseca capacità di cristallizzare il flusso del tempo… fino a che questi non vengono rinchiusi in uno scatolone e confinati nelle cantine, quale è stata la sorte delle pellicole di Hans Liebschner. Il documentario di Stefano P. Testa è un monito a ricordare e a preservare quegli oggetti che sono capaci di far rivivere per qualche minuto il passato individuale e collettivo. Attraverso un’indagine sia antropologica che intima, il lungometraggio è una lettera d’amore al mondo degli home movies e un monito alla loro conservazione e valorizzazione. 

PREMI

  • Linea d’Ombra 2021: LineaDOC – Premio Giuria Popolare
  • Documentaria 2021: Vincitore del Premio del Pubblico, Premio della Giuria Miglior Montaggio
  • Filmmaker Festival 2020: Prospettive – Primo Premio

CRITICA

È riduttivo chiamarlo documentario, non solo perché c’è un coefficiente romanzesco che rende Testa narratore in grado di servirsi della realtà per offrirne una visione nuova. Ma anche perché questo cinema di archeologia sentimentale testimonia la passione disinteressata del popolo dei cineamatori, che immortalando la cronaca familiare hanno catturato immagini di un mondo perduto, colori che si infiammano nel ricordo, sorrisi struggenti prima della fine.

—Lorenzo Ciofani, Cinematografo


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